Timor Leste. Arrivo in citta’ dopo un volo di un paio di ore da Dempasar, dal paradiso (turistico) all’inferno (sanitario). L’aereoporto e’ piccolo e senza aria condizionata , affollato da europei o a mericani o australiani , i tecnici del post-conflitto. Sono pare4cchio teso ma chiedo comunque di visitare subito la clinica Bairo Bite , tanto per sapere cosa mi aspettera’ per il prossimo mese, e duque mi faccio presentare al grande capo , il dr Dan, il quale forse non capisce che il mio inglese e’ proprio basic(moolto basic), mi spiega da subito che la tubercolosi e’ la piaga del paese e che dovro’ imparare almeno una delle 30 e piu’ lingue locali , il Tetum. Il dr. e’ sui sessanta, poca voglia di scherzare, completamente assorbito dalla “sua” clinica, luogo dove succede di tutto , dove si fa di tutto. Il primo paziente che vedo e’ un giovane trascinato da due amici , vomita sangue, tanto, e tossisce, e’ in shock, subito un accesso venoso per liquidi e poco tempo per la diagnosi , il giro dei pazienti continua neanche foffe un girone infernale, un uomo con ipertiroidismo cieco come solo nella bibbia c’erano, bambini con malaria, bambini con meningiti, pianti,sangue,tosse, sangue. Tubercolosi, una parola che sento continuamente , in Tetum si dice paru-paru. Il primo giorno si conclude verso le cinque di pomeriggio , un po’ prima del tramonto, col buio e’ pericoloso (molto) girare a piedi, dunque chiedo un passaggio, per fortuna c’e’ mia sorella! E via verso la cena , a conoscere il popolo delle ong e dell’UN, il popolo che a cena si trova nei ristorantidove i timoresi non vanno mai, la moneta locale e’ il dollaro, un pasto normale per un timorese e’ di 1 dollaro, per un occidentale normalmente 10 dollari. Due mondi separati che difficilmente si incontrano. Il primo giorno e’ passato , la cena anche, ma la notte … difficile dormireanche se la casa di Laura e’ veramente carina, rumori fuori della finestra aperta: cani , galli, macchinari, e due maledette scimmie ammaestrate, che durante quasi tutta la notte strillano .. dopo qualche giorno inizio ad avere gli occhi pesti percio’ niente piu’ finestra aperta! Il giorno numero due inizio il lavoro con la clinica mobile, macchina con infermiere medico autista e interprete, e via due ore e piu’ di viaggio verso le montagne , bellissime ! a visitare tubercolotici e bambini nefrosici. Gia’ dal terzo giorno dopo una telefonata a torino mi sento meglio, meno impaurito da una situazione che a primo acchito mi sembrava troppo piu’ grande di me. Oggi dopo dieci giorni di lavoro mi sveglio ogni mattina alle 7, faccio il giro dei ricoveri e poi via con la maccchina attraverso i piu’ disparati distretti ti Timor Leste, il mio inglese sta’ lentamente migliorando e forse me ne frego un po’ di piu’ dei miei errori grammaticali, il Tetum invece e’ ancora li,magari settimana prossima … Un ultimo appunto lo devo fare sulle spiagge meravigliose di un paese che ha una ricchezza enorme e solo “la crisi” non permette al suo popolo di poterne godere appieno, gente che comunque ti sorride sempre (anche se ha malattie terribili) e che per strada non manca mai di porgere il saluto.
bella Luc!
mi hanno assicurato che mi riprenderò presto, visto che il 17 dovrei partire per il Portogallo con la scuola per 10 giorni… speruma bin! almeno nella convalescenza avrò il tempo di finire batman! ^_^
mi sembra che stai vivendo un’esperienza davvero importante e coraggiosa! imparare a fare il proprio mestiere nelle condizioni più precarie e disparate aiuterà sicuramente a crescere nella propria professione come nella vita, che si tratti di fare il medico o il fotografo o il panettiere o qualsiasi altra cosa…
anche io rientrerò in ospedale fra qualche giorno, ma nuovamente come paziente… infatti mi rioperano giovedì che ho ancora frammenti del vecchio calcolo incastrati nell’uretere
tante cose!
Freddy
caro lù,
l’ho sempre saputo, ma con i tuoi scritti ne ho avuto conferma che sotto la dura scorza da dott. House, batte un tenero cuore alla dott. Carter.
nonno Stè ed io siamo certi che l’esperienza che stai vivendo, oltre che dal punto di vista professionale, sarà potente nella costruzione della tua personalità. Un periodo come il tuo dovrebbero addirittura renderlo obbligatorio a tutti quelli che si accingono a svolgere la tua professione. Crediamo che, dopo una tale prova, i valori cambino e si riconsideri l’uomo e la malattia in termini diversi. Le esperienze della vita devono servire per ampliare la propria consapevolezza; ogni azione spesa in tal senso è ben spesa.
bene, con queste considerazioni scritte a 4 mani, i nonni tranks ti abbracciano forte.
ciao lu!
ho le lacrime agli occhi.. nn so bene perché..
forse perche mi ricordo di quand ero spersa” per l’ india.. di fronte a scene inimmaginabili.. boh,
comunque sono contenta di leggere le tue storie…ti cambiano la vita..credo..
c’é piccolo anton che si sta svegliando, lo sento che parla”"” nel suo lettino.!! vado, cosi gli racconto le peripezie del suo zio doc !!
bacioniii grandi da noi tre !
meg,boris,anton